Intervista se stessa: E che domani nasca il sole

“Ehi ciao…questa notte intervistiamo te stessa. Ore 1:21 del 7 feb2012

Signora AX come sta?
“Non bene, potrei star meglio ma anche peggio…si ma in questo momento mi sento di dire che non sto bene”
Cosa c’è ?
“Non saprei. La salute tuttosommato c’è. Acciacchi, dolori ma niente di che”.
E allora?
“E’ forse l’anima che è un pò cosi”
Cosi come?cosa la turba?
“E’ cosi, un pò triste, malinconica, vogliosa di un qualcosa che non c’è, che non arriva e…chi sa se mai arriverà. Quel che mi turba? Il respiro. Da due giorni non riesco a respirare bene. Fatico. Faccio cosi tanta fatica a respirare che mi gira anche la testa, mi sento su una nuvola pronta a cadere giù”.
Il respiro faticoso, è ansia?stress?cosa la turba!
“Si, di solito è un mix: Ansia, stress, eventi voluti e non realizzati, pensieri tanti, azioni poche…cose così”.
E?
“E.. è che mi rendo conto che sono cambiata”
Come, cambiata?
“Si cambiata. Vorrei piangere un pò, ne avrei motivo in questi giorni no? eppure niente. Oggi le lacrime hanno solcato il mio viso ma sono stata brava a ripulirmi subito e cucire sopra il sorriso, eppure vorrei piangere”.
Perchè vorresti piangere?
“Per tante cose, pensieri. Mi sento cosi sotto pressione”
Una cosa per volta: Tante cose e pensieri. Spiegati
“Tante cose. Non c’è una vacanza ci sono sempre ospedali nella nostra vita. Dalla sofferenza riusciamo a sorridere. Siam fortunati ma sogno una giornata di sole trascorsa a ridere senza aver pianto prima. Come sarebbe bello una giornata di sole. Mi piacerebbe correre. Correre, sorridendo e con me altri. Sopra un prato verde e sotto la spiaggia…e vorrei un uomo con me. A correre al mio fianco a tenermi la mano e dirmi che con lui posso esser anche un cucciolo”
E quel tipo di cui prima scrivevi?
“scomparso. nel nulla. senza una spiegazione, senza un perchè. Com’è comparso cosi è scomparso. Svanito. Boh forse avrei dovuto fargli capire che mi piaceva o avrei dovuto essere un pò più me stessa e meno approfittatrice professionale. Ormai è andata, quel che fatto è fatto”
Ci sei rimasta male?
“Un pò”
Quanto?
“Tanto”
Perchè ti senti sotto pressione?
“Un pò per tutto. Casa, lavoro”.
Spiegati
“A casa ormai sono un punto di riferimento. Un punto dove sostare, trovare un abbraccio, un rimprovero, un sorriso, uno sbadiglio, una parola, un discorso, un “vengo io”. La più piccola ma il punto di riferimento e inizia a pesarmi un pò vorrei… vorrei non sapere tante cose in modo da poter vivere la mia vita un pò più tranquillamente. Senza anzie e paure. Senza preoccupazioni. Si vorrei vivere qualche giorno come le foto di quelle mie coetanee che vedo su facebook, cosi sorridenti, cosi un pò folli ma felici. Vorrei uscire in minigonna e truccata da poco di buono e con birra alla mano far a gara a chi è più di compagnia”.
E invece?
“Invece sono cosi. Dannatamente seriosa, casereccia, lavoro”
A lavoro sottopressione perchè?
“Perchè se stai ferma un attimo gli avvoltoi arrivano e ti portano via quanto fanno in anni di fatica. Sono travestiti da amici ma non lo sono. Anzi ho imparato che più ci tiene a farti sapere dei rapporti di amicizia e più sono coloro di cui star attenti”
Dopo anni ancora non ti sei abituata?
“Un pò si. Un pò no”.
E sottopressione solo per questo?
“No. Sento che non riesco a far ciò che mi chiedono, ciò che ho sempre fatto perchè faceva parte del mio essere ma adesso che piace, che lo vogliono, che lo vogliono sempre di più sento di non farcela. Il paragone con quella donna è stato come mettermi sotto un torchio. Un complimento senza ombra di dubbio. Chi sa quante avrebbero voluto sentirselo dire ma”
Ma?
“Ma ho paura di fallire. Loro due si aspettano che io sia anche migliore. Puntano su di me e questo vorrebbe dire ancora più lavoro e magari sogni ancor più grandi realizzati e se fallisco? Se non sono all’altezza di quel paragone? Questo mi mette ansia e ogni volta che mi trovo a dover far quel lavoro che mi è sempre stato naturale fare, adesso mi mette tesione. Non riesco più ad andare a istinto. La ragionevolezza ferma, blocca, l’istito e loro invece vogliono solo il mio istinto. Come possoo coinvolgere commuovere se io ormai non mi commuoio più? Vorrei ritrovare la mia sensibilità. Sepolta ormai chi sa dove. Forse in qualche angolo di ospedale. Forse in qualche cuore che non mi è stato concesso. Forse ho solo bisogno di piangere e di un pò di riposo. Ma… riposo vero”
Forse quel che ti manca è l’ispirazione che solo un cuore innamorato e corrisposto ha?
“Si forse è solo quello, ciò che mi manca. Vorrei donare il cuore a qualcuno e ricevere in cambio il suo, ne ho davvero bisogno. Ripenso a quante volte sono stata vicina la felicità e forse non l’ho saputa raccogliere o forse era solo una felicità illlusoria. Boh!”
Ma ieri, perchè ti sei vestita e sistemata cosi bene?
“Sapevo che lui ci sarebbe stato, avrei voluto incontrarlo e fargli vedere che sono donna anche io. Lui c’era ma non ci siamo incontrati. Non so, credo che neppure lui abbia visto me. Un peccato”
Da questa intervista a te stessa cosa avresti voluto ottenere?
“Boh, passare un pò di tempo psicanalizzandomi?”
Hai pianto? ci sei riuscita?
“No. Ci sono andata vicino nell’ultimo passaggio sulla felicità, ripensando a Ad. (chi sa dov’è, cosa fa? e se qualche volta mi pensa?) ripensanto al tizio ma sono ritornata in me.
Se un giorno diventassi famosa?
“Vorrei sapere se chi mi ha conosciuto ed è scomparso dalla mia vita ma no dal mio cuore mi penserebbe. In verità, vorrei tanto rincontrare Ad. chi lo sa cosa mi ha fatto quel ragazzo. Al di là di ciò che mi ha donato professionalmente e di cui lo ringrazierò tanto, non capisco proprio davvero come un cuore può pensarlo cosi tanto ancora dopo anni e dopo aver saputo che persona diversa da come in realtà si presentava. E’ che dentro di me sono certa di aver conosciuto la parte migliore e di quella mi sono innamorata e vorrei sapere se oggi quella parte migliore lui la sta donando a qualcun’altra. Vorrei incontrarlo si. Oggi si. Vorrei incontrarlo”
E’ scesa la lacrima?
“Una. Ma il magone in gola è tanto, di piangere ormai credo di non riuscirci più. forse ho perso le lacrime insieme alla speranza di una felicità non illusoria con un uomo al fianco”
E adesso?
“chiudo il pc e vado sotto le coperte. sperando di addormentarmi subito e che domani nasca il sole”
Buonanotte

ore 1:57

Non sono felice, gente non lo sono. Ho dentro tanta solitudine

Che strana la vita… o meglio, la mia vita.
Innanzitutto sono riuscita per ben due giorni a non mandare sms di alcun genere al tipo che mi piace. Sono soddisfatta. Si si, da un lato sono soddisfatta, lui ora penserà che non me può frega de meno di lui e che lo contatto solo per convenienza lavorativa e se pensa ciò bhe non è un problema, o meglio non lo sarebbe se un altro lato, grande grande grande non pensa a lui dicendo “mi piace e se pensa che lo contatto solo per convenienza?” oppure “mi piace ma chi sa se si accorge che sono due giorni che non mi faccio viva neppure per convenienza”.
Comunque
Dicevo la vita è strana.
Fuori da questa casa, la gente crede che io sia una che si sente “arrivata”, una diversa, qualcuno invidia, qualcuno vorrebbe essere al mio posto, “beata lei”.
A volte, si, lo ammetto, mi atteggio ma perchè a volte devo.. però il 99% delle volte no, per nulla, anzi tutt’altro, cerco di essere invisibile.
La gente là fuori pensa che io sia felice e invece io ho dentro tanta solitudine.
Qualche anno fa potevo uscire di casa anche se ero un pò triste, anche vestita in modo scialbo ora no.
bah! che solitudine

un capodanno parlando con te di lavoro..!

Che capodanno strano.
Ci siamo sentiti via sms la mattina e telefonicamente il pomeriggio. Ci siamo sentiti solo e soltanto per lavoro.
non hai detto una parola che non fosse lavoro, ne un tono che non fosse professionale.
Chi sa cosa pensi?
sei strano?
Mio padre, il 30 dicembre ti ha visto.
Era con me. E quando io mi sono avvicinato a parlare con lei lui ha visto.
Non gli sei piaciuto. Non ha parlato bene di te a mia madre.
quella frase di mia madre rimbomba in testa “agostino ci era cosi piaciuto a tutti e questo no”.
agostino però era il mio uomo…e si è dimostrato essere uno stronzo.
tu non sei il mio uomo.
non gli sei piaciuto perchè sei cosi..cosi dannatamente strano ma secondo me anche cosi dannatamente semplice e dolce.. come sarei felice a riuscire a toccare il tuo cuore.
Qualcosa inventerò, si in questo 2012 voglio fare una cosa che non ho fatto mai, capire quando mi piaci, quando mi interessi e fartelo capire. Non l’ho mai fatto con nessuno ma, sento che con te ne varrebbe davvero la pena

domani la magia sarà spenta ma stasera ho il cuore felice

:) ) che bello uscire con te.
Non si direbbe che “grande” come sono è la prima volta che esco con un ragazzo senza scuse. che un ragazzo mi viene a prendere a casa.
Uscite di lavoro ma io sento sensazioni belle solo che non capisco te.
Mi sembri interessato, e tanto anche ma non fai mai un gesto, mai uno sguardo, sei solo impacciato… come lo sono io.
Una cretinetta che non sa cosa dire e parla solo di lavoro lavoro lavoro….
come vorrei capire se ti interesso.
come vorrei scriverlo e dirlo alle mie amiche che ti ho visto.
come vorrei ricevere un tuo bacio.
illusa…….credo proprio di esser un’illusa ma stasera sono felice, dalle 22:40 alle 23:30 siamo stati insieme, vicini, abbiamo parlato -si di lavoro- ma su una cosa non sbaglio c’è qualcosa in quei sguardi che cerchiamo di evitare.
Illusa ma sorridere……come vorrei potermi sentire per lungo lungo tempo come adesso, serena, sorridente nel cuore……
Domani sarà un altro giorno….domani sarà come oggi…. la magia si sarà spenta ed il mio cuore tornerà alla realtà.
ma se solo……se solo….. se solo….niente! sono un illusa.

Intanto però qua lo posso gridare……………
SONO USCITA CON TE….(anche se per lavoro)
E ti sei anche vestito bene..in tuta, vestito da zingaro o vestito per bene a me piaci….piaci tanto ma tanto tanto.

sarò io a metterti in pericolo?

Sono l’1:25 di notte. Sto guardando un film toccante su mediaset 4. Una storia vera. Una di quelle che capitano quotidianamente e che ogni donna spera non capiti mai a lei. Guardo la tv, do uno sguardo al pc, un’altro all’orologgio e penso.
Chi sa cosa farai a quest’ora? Sei in pericolo?
Alle 23:30 mi hai detto che ti dovevi cambiare “questa sera si lavora”.
Avevo già capito dalla strana telefonato che mi hai fatto, o meglio sarebbe dire, che Lei mi ha fatto. Si visto che ci diamo del lei spesso.
Una telefonata rimprovero per il mio collega ma che valeva anche per me, per il futuro.
Una telefonata che mi ha fatto riflettere. Erano cose che già sapevo. Sapevo, immaginavo, che  da questa mia tastiera avrei un giorno potuto mettere a rischio qualcuno. Questi tasti. Quante ne sanno di cose mai dett, di cose scritte e poi cancellate.
Il mio collega non l’ha fatto. Ha scritto e non ha cancellato ed oggi, tu o meglio Lei mi hai detto “so di mettere quotidianamente a rischio la mia vita ma cosi cosi ci mandate al macello più facilmente”.
Io a te mi ci sono affezionata. Non avrei dovuto ma credo che tu mi piaci davvero tanto. Sai cose di donne ma ho la sensazione che te ricambi ma come faremmo?
Abbiamo cosi tanto faticato per realizzare i nostri sogni lavorativi per rischiare di mandarli al monte per un “mi piaci”?
Io sinceramente rischierei ma quello che ci perderebbe di più tra i due saresti sicuramente tu.
E cosi, mi ritrovo qui, a scrivere su un blog quel che non posso comunicare a nessuno.
Cosi, mi ritrovo qui, a parlare di un affetto che sta nascendo verso di te per poi dire a te “se non fosse per interesse lavorativo il caffè con lei non l’avrei mai preso. Ho accettato solo per convenienza lavorativa”. E sentire il tuo tono nel dirmi “ah bene lo sapevo stia tranquilla” mi ha fatto capire che anche tu.. anche tu un pò di simpatia verso di me la provi.
Mi ritrovo qui, all’1:50 di notte anche se domani (o meglio oggi) avrò una giornata lavorativa pesante, ma, mi ritrovo qua a pensare a te…. dove sarai? una vaga idea ce l’ho ma è rischioso?
Non avrei voluto affezionarmi a te. Si, lo sapevo che non dovevo permettermi questo lusso ma è stato più forte di me. Non mi era mai successo… spero che anche questa volta la mia testa la vincerà sul cuore e riuscirò a dis-affezionarmi a te perchè sto rischiando di bruciarmi il cuore con te!
ovunque tu sia, qualsiasi cosa tu stia facendo che ti possa arrivare il mio pensiero.
dolce notte per quando alle luci dell’alba andrai a dormire

Bugia, io in realta ricordo quando ci siamo conosciuti

Ho fatto finta di non ricordarmi quando mi hai detto “ci siamo conosciuti un annetto fa”.
Ho fatto finta di non ricordare e invece, stranamente, ricordo benissimo perchè -e mi ripeto anche tra me e me- tranamente, mi colpì quel tizio.
Faceva tanto freddo, ero stanca ma avevo ricevuto una telefonata dal dirigente della polizia. Dovevo correre in un luogo.
Sono corsa arrivata fui affidata al capitano dei carabinieri che mi porto dove dovevo andare. Durante quei pochi passi insieme verso la “meta” del mio lavoro,mi presento un tizio. Barba lunga, vestito male, sguardo triste. Era anche lui un graduato.
La circostanza non richiedeva parole, c’era solo da lavorare. Non scambiammo parole, e niente. Tornai a casa, continuaia a fare il mio lavoro, senza ricordare il nome di quel tizio.
Ecco come ci siamo conosciuti, quando ci siamo visti la prima volta. Io la ricordo perchè mi rimase impressa ma, anche lui la ricorda, perchè gli è rimasto impresso?

Chi sa quante volte in questo anno ci siamo parlati al telefono ma io non sapevo chi fosse e lei non sapeva hi fossi io.
A marzo iniziano ad arrivare i barconi. C’è da lavorare.
Fa freddo, anche quella mattina presto di marzo. Arrivo, faccio il mio lavoro e noto un tipo strano, mal vestito, barba lunga, penso che sia uno di quelli appena arrivati con il barcone.
Dopo poco tempo ritornano i barconi. Rivedo quel tizio e questa volta mi parla. Si presenta, è un graduato. Mi passa il suo indirizzo email e mi dice “mi invii subito un email che dopo gli interrogatori le invierò un email”.
Torno a casa. Confusione, lavoro, freddo, mando l’email e risulta l’indirizzo non giusto. Lo ripeto. riinvio più volte l’email ma quell’indirizzo risulta sbagliato. Provo a telefonare in caserma, ma non ricordo il nome del tizio. Nulla. Penso un gran male di lui. Sono mezza rovinata per il proseguimento del mio lavoro. Sulla mia posta elettronica arriva un email. L’indirizzo non è istituzionale, è privato. Strano.
Apro, non leggo la solita email prefessionale con il “lei”, ma un mix tra il professionale e l’amichevole. Comunque contiene tutto ciò che mi serve.
I barconi continuano ad arrivare e noi ci continuiamo a vedere. Senza parlarci, senza salutarci se non i saluti di rito. Io il mio lavoro, lui il suo. Distinti, separati.
Fino a quell’occasione.
Convocata ancora in caserma. L’appuntamento era nella stanza del comandante. Come è consueto si viene accompagnati da un carabiniere, ma a metà strada arriva quel tipo “strano” e fa al carabiniere: “no no è con me che ha l’appuntamento, con me deve parlare”.
Mi fa accomodare nel suo ufficio Dialogo professionale totalmente ed al massimo. Anche perchè l’occasione non era dei migliori però a pelle percepisco qualcosa. Lo sguardo boh, lo sguardo non mi lascia indifferente, come sono abituata. Ne vedo a centinaia, ed anche belli, tutti mi sono indifferenti. Il lavoro è quel che fa battere il mio cuore. Ma quel tizio, quello sguardo. torno a casa, lavoro e penso.
Dopo giorni, tanti giorni, decido di inviare un email tra il professionale e l’amichevole. L’obbiettivo era di sfruttarlo ma forse anche di capire se la sensazione provata nell’ufficio di attrazione reciproca era vera.
L’email è tutta sul “lei”.
La sua risposta è sul “tu”.
rispondo ancora con il “lei”
risponde ancora con il “tu”
continuo e rispondo con il “lei”
risponde anche lui con il “lei”.
rispondo ma non ricevo più risposte.
Ricevo invece un sms, con il lei.
Iniziamo lo scambio di sms, professionali, sempre relativi alle professioni. Mai una parola umana.
Fino al suo invito per il caffè ed il mio rifiuto.
Ed il giorno dopo ancora, invito e rifiuto.
E quello ancora di nuovo invito e rifiuto.
due settimane fino ad accettare l’invito. Avete mai preso il caffè con una persona ch evi piace ma dandogli del “lei” per mantere le distanze? quando in realtà vorreste solo sapere se l’interesse è ricambiato??
La telefonata l’altra sera e la mia risposta “se non mi serviva mica venivo a prendere il caffè con lei”.
e la risposta “ah bene hai preso il caffè con me solo per convenienza, apprezzo che almeno me lo dici” e mia risposta “certo che è per convenienza altrimenti non ci sarei venuta”.
ma quale convenienza… io sto aspettando un prossimo invito.
Ma non ho però ancora capito, ma ti interesso o no?Ti interesso si o no?
E’ cosi difficile farlo capire? se è no amen si continua a lavorare, se è si se ne deve discutere perchè sarebbe un pò complicato però a me piaci anche se non te lo dirò e farò capire mai….se non lo farai tu!

E’ questo il mio destino?

il mio destino è raccontare ma non esser felice?!
Stasera sono proprio triste.
Ho perso il “treno” non so per quale motivo. Un uomo che mi è sempre piaciuto dalla prima volta che ci siamo conosciuti, mi ha invitata più volte per un caffè. Ho sempre rifiutato. Ieri, forse, si è anche offeso. Oggi gli ho detto che cedevo e potevamo andare per il caffè dopo cena, mi ha risposto che è impegnato.
Che scema, chi sa perchè sono cosi!

Vorrei gridare come sono realmente

Io, racconto della gente. I problemi, gli stati d’animo, le emozione, le gioie ed i dolori delle persone. Ci metto tutta me stessa ed a volte riesco anche a daree un sollievo. Però, vorrei tanto poter raccontare a qualcuno di me. Dei miei stati d’animo, della tristezza che ho dentro, delle paure, dei sogni, di ciò che vorrei.
Vorrei parlare con qualcuno e chiedere consigli ma, con chi?
Devo mantenere il mio “personaggio” di chi non deve chieder mai, di chi non è triste mai, di chi è sempre pronta a correre per raccontare della gente, di chi non ha un cuore, della “Ragazza acidella”, quella un pò snob che non da confidenza, quella che va a convenienza, quella fredda.
Eppure vorrei tanto poter uscire e gridare.
GRIDARE che sono triste, che sono stanca, che ho tanta solitudine dentro di me anche se fuori sono circondata da persone.
Vorrei gridare. Vorrei gridare e farmi conoscere per quella che sono. Per come sono realmente: Fragile e malinconica.
Vorrei gridare e dire che non sono fredda ma solo che ho paura di soffrire, che non vado a convenienza ma che mi comporto in determinati modi per non fra fraintendere, che non sono snob e la confidenza non la do per non fra fraintendere e per paura di soffrire, che non sono una ragazza acidella ma che mi piace ed ho paura di farglielo capire, che ho un cuore che spesso viene ferito anche solo con piccole parole.
E visto che non posso uscire e gridare tutto ciò, lo grido qua, nel silenzio di un mondo dove se qualcuno passerà a leggere non si soffermerà a giudicare.